Parmatraz: il valore della libertà, 25 ragazzi si confrontano con la realtà del carcere

Il 7-8 Marzo, in tutta Italia si sono tenute le Officine Rover, eventi a partecipazione individuale promosse dall’associazione scout laica Cngei. Quest’anno, la sezione Cngei di Parma, non solo ha partecipato iscrivendo i suoi ragazzi, ma ha ospitato una base in città: Parmatraz. Ma facciamo un passo indietro, chi sono i rover e cosa si fa alle Officine? I rover sono ragazzi in età compresa tra 16 e 19 anni che durante questo tipo di iniziative hanno l’occasione di scegliere e approfondire temi da loro sentiti. Per un adolescente partecipare ad un’ Officina significa vivere un momento di crescita personale e di confronto con associazioni e realtà presenti sul territorio ospitante.

La sezione di Parma ha scelto come tema la vita del carcere e il reinserimento sociale delle persone detenute, organizzando attività, giochi e dibattiti che hanno coinvolto 25 ragazzi provenienti da diverse città italiane vicine e lontane. Nella giornata di sabato 7 sono state ascoltate le testimonianze della cooperativa sociale Sirio, che con grande disponibilità ha risposto alle domande dei ragazzi sulla vita e i progetti culturali condotti presso gli Istituti Penitenziari di Parma. Hanno partecipato al dibattito Giuseppe La Pietra, responsabile delle risorse umane e area formazione di Sirio, il prof. Mario Ponzi e la psicologa Silvia Moruzzi, che collaborano con la Sirio per i progetti didattici con le scuole, con le persone detenute e insieme hanno realizzato il cortometraggio “Fuga d’affetto”, lasciato alla visione dei ragazzi.

Un momento toccante e di grande riflessione per i ragazzi, è stato il confronto con Michele (nome di fantasia), detenuto in semi libertà che lavora alla Sirio, recluso a Parma da 20 anni, che ha raccontato la propria esperienza personale, il suo rapporto con la libertà, la famiglia, il lavoro dedicando importanti ore del suo tempo libero – limitato - prima del rientro serale nelle nostre carceri. In ultimo la testimonianza di Antonio, un detenuto di quelli “ostativi”, che non accedono ai benefici, alle misure alternative previste dalla legge. Una lettera scritta per i ragazzi e letta da Giuseppe, un commovente inno alla vita, alla ricerca della felicità.

La sera e nella giornata di domenica 8 sono seguiti giochi di ruolo, approfondimenti su sentenze realmente eseguite, ideazione di spazi per il carcere progettati alla luce di ciò che è emerso durante i dibattiti. Due giorni intensi, trascorsi a confrontarsi con la legalità, la costituzione, sulla rieducazione detentiva e il ruolo della cooperazione sociale come luogo di inserimento socio lavorativo e di riscatto per la dignità di molte persone. Un laboratorio di idee, una vera e propria officina. Nelson Mandela scriveva “Si dice che non si conosce veramente una nazione finché non si sia stati nelle sue galere. Una nazione dovrebbe essere giudicata da come tratta non i cittadini più prestigiosi ma i cittadini più umili.” E’ con questo spirito che sono stati salutati i 25 giovani scout, con la speranza che tornino a casa con qualche risposta in più, ma soprattutto con tante da domande da porsi e da porre.

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